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Questo brano è arrivato sino a noi, in forma scritta, perché inserito intorno al 1780 da Baltasar Jaime Martínez Compañón y Bujanda, vescovo di Trujillo, in un manoscritto detto appunto Códice de Martínez Compañon (o Trujillo del Perù) che raccoglie le sue composizioni oltre i dati storici e di costume raccolti dal vescovo, sul passato prehispanico delle popolazioni peruviane e colombiane.
La Cachua è la danza tipica degli indios delle Ande. Questo brano è uno straordinario esempio di sincretismo tra la cultura india le sue danze, i suoi ritmi, le sue sonorità e la cultura e i contenuti religiosi provenienti dalla Spagna. Il testo, cantato in lingua spagnola, esprime la consapevolezza di tale fusione: “concedici il permesso, signore, di festeggiare la notte di Natale ma cantando e ballando, all’uso della nostra terra.
Una curiosità: cachua è il nome volgare di un piccolo pesce che vive nelle acque tropicali. Sarebbe interessante capire se è stato dato al pesce il nome della danza o viceversa. Non è l’unica volta che il nome di un pesce è usato per attribuire il nome a una danza. Anche il mapalè, ritmo columbiano prende il suo nome da un pesce dei laghi della colombia.
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