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Il legame tra il Natale e la pace non va cercato:
è dato. Cantano gli angeli, nella notte magica, e cantano
di un inizio e di un principio.
"Gloria in Cielo e pace in Terra" segna
l'innesco di un'avventura condivisa tra l'umano e il divino, in
cui l'avvento del redentore non si compie davvero fino a che sulla
terra uomini e donne di buona volontà non si
impegnino a costruire la pace.Cantiamo noi, in occasione del Natale
2003, per dare voce alle diverse sfumature e sfaccettature dell'espressione
musicale di questo solenne impegno che coinvolge l'umanità
tutta, nell'anima
e nelle azioni.
Nel concerto si ascoltano brani che invitano alla
speranza, che celebrano la buona novella, che gridano e denunciano
la difficoltà dell'impresa, ma che al tempo stesso rilanciano
la promessa di un mondo nuovo possibile.
Si spazia dalle note più leggere e leggiadre,
tipiche delle corti Spagnole antiche, agli accenti più
accorati e appassionati del Latino America, dove miseria e ingiustizia
spianano la strada a tensioni e contraddizioni.
"Gloria in cielo e pace in terra" suona dunque come
un monito e un invito rivolto a tutti, a prescindere dalla persuasione
religiosa, in nome di un ideale che può venire da una dimensione
spirituale, etica, o anche semplicemente da un sentimento di profonda
eguaglianza e comunanza con tutto ciò che vive
E se una parte del cammino è fatto di ascesi verso la purezza
di ciò che, per sempre nato, non può più
morire, l'altra e forse più ardua direzione è la
discesi di quella scintilla verso la vita reale, dove sofferenza
e morte ci mettono alla prova. Il compito della musica è
dunque anche questo: commuovere i cuori perché si muovano
le mani e le intelligenze, in modo che l'amore per ogni essere
umano che il Bambino simboleggia, per credenti e non credenti,
trovi la strada per incarnarsi e per crescere ogni giorno, accolto,
cullato e festeggiato. |