| Cantautori e Trovatori | |||||||||
| Atahualpa
Yupanqui |
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Lui si definiva payador perseguido, trovatore perseguitato: tale è il titolo di un suo lungo componimento autobiografico, centoventi sestine ottonarie in ritmo di milonga, nate sotto il segno del Martín Ferro: fatto quasi inevitabile perchè, fino ad epoca recente, nelle campagne dei paesi del Plata, per ogni barile di yerba per il mate che si comprava, si riceveva in regalo un'edizione del poema di José Hernández e altri esempi minori del genere gauchesco. Le canzoni di Atahualpa alludono spesso al carcere e alla violenza fisica esercitata su di lui e sulla sua chitarra allo scopo di ammansire la sua poesia. Durante gli anni quaranta, quando sia in Argentina sia in Uruguay si cominciava a sentire per radio la voce rauca, aspra e terrosa di Atahualpa Yupanqui, si mormorava che fosse un militante politico (sulla parola "comunista" vigeva il tabù maccartista) e si raccontava che il suo partito l'aveva cacciato e che i peronisti l'avevano messo varie volte in prigione. Quando, da vecchio, nel Payador perseguido vorrà raccontare i momenti salienti della sua vita non ci sarà, a proposito di quegli anni, che qualche velato ed amaro riferimento: Affinché le cose cambiassero "Mettete le etichette a chiunque, meno che a me", chiudeva deciso se lo si interrogava su questi fatti. Atahualpa ha dichiarato più volte che, sebbene la canzone può denunciare l'ingiustizia sociale e la frustrazione dell'uomo, chi intende fare politica deve lasciare la chitarra e scendere in strada. In un'intervesta radiofonica a Buenos Aires, agli inizi del 1973, raccontò di aver trovato in Argentina, dopo una lunga assenza, un panorama molto confuso: era il momento del trionfalismo che precedeva il ritorno di Perón. Ribadì la stessa opinione al Festival del Folklore di Cosquín dello stesso anno, a lui intitolato. Al termine della sua esibizione, Atahualpa prese il microfono per dire: "Chiedo che il mio nome sia cancellato definitivamente il giorno in cui in questo scenario si canterà ai dittatori". Non pochi avevano pensato che, con gli anni, Atahualpa si fosse imborghesito e che i suoi impegni artistici in altre strade del mondo lo avessero distratto dalla sua famosa consegna: "la ribellione è la mia scienza". A dimostrazione della continuità dell'impegno civile di Atahualpa, vale la pena di riferire, per sommi capi, l'itinerario seguito da !Basta ya!, uno dei più chiari esempio antimperialistici del cantautore. In occasione di un viaggio nei Caraibi, intorno al 1950, Atahualpa raccoglie e armonizza, tra l'altro, Duerme negrito. che lui stesso renderà celebre e la strofa di Al vaivén de mi carreta, vecchio canto del folklore cubano che, con l'aggiunta di un nuovo ritornello in cui Atahualpa accusa gli Stati Uniti, diventa !Basta ya!. A differenza della ninna nanna negra, per ovvie ragioni, questa canzone, registrata dall'autore in un '78 giri, rimane sconosciuta, fuori dal normale circuito di distribuzione. Ripescata e pubblicata solo nel 1967 nel libro !Basta! Chants e etémoignage ed révolte de l'Amérique Latine" (Meri Franco-Lao, editore Francois Maspero, Parigi) viene riproposta dallo stesso Atahualpa cinque anni dopo in un LP (Le chant du Monde). Comunque la censura argentina, priva di duttilità e di informazione, impegnata a reprimere la cultura, ha proibito sino alla fine il più grande trovatore del paese, in virtù dei suoi trascorsi di "comunista sovversivo". Negli ultimi anni della sua vita Atahualpa Yupanqui ha abitato a Parigi, geloso della sua privacy. Aveva una moglie francese, un solo figlio e un nipote. Frequentava le conferenze ed i teatri, leggeva Hesse, Neruda e García Márques fra gli altri autori, quando non era in giro per concerti. Non si riteva un esiliato, poiché tornava nella sua terra ogniqualvolta sentiva il bisogno di "innaffiare il suo albero", come diceva usando una delle sue tipiche espressioni attinenti alla vita rurale. Prototipo dei trovatori rioplatensi, la solitudine fiera e riflessiva alimenta i suoi versi. Avendo imparato dall'indio a mantenere un saldo rapporto con la natura, al suo dialogare tutto sembra animarsi: la pampa, le cime di pietra, gli alberi, i fiumi, giunchi, la canna da zucchero, insieme alle lucciole, le mandrie, i cavalli. "Gente che andava a piedi nudi, i miei antenati" cantava rendendogli omaggio, conscio della vessazione dei nativi americani. Nel repertorio del coro:
Bibliografia: Meri Franco Lao Trovatori dell'America Latina, Ed. Borla (S.I.L. -S.R.L.) - s/d, Roma. |
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